storia di Canneto

Ma questi terreni non erano fatti per sostenere il peso di coltivazioni intensive. La lunga linea di colline davanti a Canneto ha visto il coraggioso tentativo di generazioni contadine, strappare rocce messe a luce dalle piogge che dilagavano i pendii. In certi punti, raccontano i vecchi, si dissodava con gli esplosivi. In altri si utilizzavano grandi argani a vapore per tirare da una parte all'altra dei fondi i giganteschi erpici del dissodamento.La linea delle case ha continuato ad avanzare, strenuamente difesa di generazione in generazione dall'erosione dei suoli, dalla mancanza di filari frangivento, dalla rudimentalità dei colatoi per le acque piovane, fino agli anni '60. Poi è cominciata la sua ritirata. Per due motivi. Molti dei piccoli agricoltori che avevano il terreno sulle cese hanno trovato altre occupazioni nell'industria, nell'edilizia, o nel terziario; inoltre le arature meccaniche in verticale e l'eliminazione dei filari di contenimento delle viti, che ostacolavano il passaggio dei trattori cingolati, hanno accelerato il degrado del suolo facendo scivolare a valle gran parte del terriccio fertile e riducendo la fascia coltivata a meno della metà di quello che era una generazione. A mezza montagna i resti di quei muretti faticosamente eretti, ormai sperduti tra la stentata vegetazione e tra le rocce che affiorano dalla terra estenuata, raccontano ancora l'avanzata verso il monte.Ma se le terre verso il monte dovevano essere faticosamente strappate alla pietra quelle a valle moltiplicavano la loro fertilità e facevano la fortuna dei grandi proprietari terrieri della zona, come i Pacieri, i Tanteri, i Manfredi, i Silvestri. Famiglie a volte venute dalle Marche o da più lontano e che avevano trovato in Sabina terreni e condizioni ideali per il loro spirito imprenditoriale.Molti di loro, come i Pacieri, arricchirono questa zona non solo dalle belle abitazioni che si fecero costruire e che conservavano, nel fasto delle facciate l'impronta dei loro proprietari contadini, ma anche di scuole, fontane, chiese, luoghi di riunione inoltre promossero la creazione di frantoi e di strutture industriali per lo sfruttamento delle ricchezze agricole della Sabina. A Canneto diverse lapidi ricordano gli interventi dei Pacieri, alla fontana, nella chiesa e nei locali ad essa annessi, nella scuola materna.Ma non bisogna credere che i rapporti tra proprietari terrieri e popolazione locale fossero idilliaci. La situazione era di grande sfruttamento per molta parte della popolazione cannetana ridotta alla condizione di manovalanza agricola. pagata, negli anni '20 a mezzo litro d'olio al giorno, durante la raccolta delle olive. Dopo la grande Guerra, che costo' alla popolazione dì Canneto quasi un intera generazione, il soffio dell'associazionismo trascorse anche su queste campagne. Sindacalisti venuti da fuori  tentarono di organizzare delle leghe dei braccianti e uno sciopero durarne la raccolta delle olive. Era il 1923, in un'Italia già avvelenata dallo squadrismo. Canneto fu testimone di un oscuro  sanguinoso episodio.Un corteo dì braccianti, bloccato poco fuori dal paese dal­la guardia fu falciato dai colpi delle forze dell'ordine.Tra uomini, donne e bambini rimasero morte undici persone e piu' del doppio fu­rono gravemente ferite. Ancora oggi la dinamica dei farti non èstata pienamente rico­struita; si ignora chi sparò per primo, se effettivamente, come si disse, parte dei dimostranti erano armati, se, come dissero altre voci, le guardie erano stare aizzate ed ubria­cate da alcuni proprietari terrieri.

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