storia di Canneto

È in questo periodo che il territorio di Fara Sabina viene diviso in piccoli lotti 60-80 acri, ognuno dei quali sufficiente a dar da vivere ad una famiglia contadina e viene ceduto ad agricoltori locali e a coloni con contratti a terza generazione. Vale a dire che la terra restava nominalmente del monastero, ma i proprietari ne avrebbero potuto godere dei frutti per tre generazioni e allo scadere di questo tempo avrebbero avuto un'opzione preferenziale sulla sua successiva assegnazione. Fra un tipo di contratto molto caratteristico e del quale non sì trova quasi eguale forma nella distribuzione feudale dei terreni intorno all'Anno Mille. Il contadino si sentiva padrone d'una terra che gli sarebbe appartenuta a lungo e di generazione in generazione si sforzava di arricchirla con dissodamenti ed altre colture in modo da poter portare questi risultati allo scadere dell’enfiteusi come prova del suo merito nel mantenere la terra. l'Abbazia, d'altro canto non perdeva il controllo di queste terre e tale controllo le assicurava prosperità economica. E’ così che inizia la storia di Canneto. Il toponimo (cioé il nome del luogo) indica uno di questi terreni incolti e semipaludosi (cannetus, formae, laci, pisciae) che venivano spesso annessi al confine di fondi fertili, nei contratti d'enfiteusi, con l'obbligo, annualmente, di dissodarne una piccola parte. Cosi' di anno in anno cresceva l'area dei coltivi. La vita dei primi cannetani non dovette essere facile. Alla fine del IX secolo una grossa spedizione saracena devasta tutto il territorio, ne deporta la popolazione e giunge a distruggere l'Abbazia. Alla fine dell'Xl secolo, per proteggere la valle di Fara Sabina, si comincia a costruire un nuovo monastero fortificato sulla vetta del monte Acuziano. Ma il possente perimetro murario preoccupa il Papa che non vuole una fortezza imperiale alle porte quasi dì Roma. In seguito a trattative diplomatiche la costruzione viene abbandonata. A chi sale sul ponte, ancora oggi, i resti del castello (oggetto di interessanti scavi da parte di una spedizione archeologica inglese nei 1982 la quale ha riportato alla luce le tracce dell'antico cantiere) appaiono cosi' ben costruiti e  forti  da  resistere, a  distanza di un  millennio  quasi a  qualunque  assalto. Intanto però del cannetus originario è rimasto ben poco. Le colline un tempo brulle si coprono alle pendici di ulivi e di alberi da frutto. I terreni di fondovalle vengono adibiti a coltura cerealicola e lungo i dorsali delle colline oggi brulle ma un tempo coperte di piante, anche d'alto fusto, trova spazio un allevamento brado di suini ed ovini. Canneto comincia, forse ad ospitare le sue prime strutture fisse: qualche bottega artigiana, una fucina, una chiesa, come quella di Canneto risalente forse all'XI-XII secolo. E, nello stesso tempo si spande lungo la valle dando vita a piccole frazioni che continuano ancor oggi a circondarla.

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