storia di Canneto

Il Medioevo e la nascita di Canneto

Quando Roma cadde l'orda dei popoli del Nord spazzò la Sabina. I'antica città di Cures, la capitale della Sabina venne distrutta dai Goti. ville romane furono abbandonate. I campi e i frutteti ritornarono presto preda della sterpaglia, le greggi si inselvatichirono, tra le pietre delle fattorie crebbe l'erba. I Goti e i Vandali passarono di lungo per queste terre che promettevano loro un misero bottino, prive com'erano di città e di ricchezze, ma i longobardi, gli ultimi arrivati delle grandi ondate migratorie dei barbari la pensavano in diverso modo. Era un popolo che badava più alla sostanza che all'apparenza. Qui la terra era adatta ai loro allevamenti ovini e presto trovarono un'intesa profonda con le popolazioni del luogo. I vecchi fondi romani furono nuovamente dissodati e trasformati in farae dee in fattorie ognuna abitata da un clan familiare che a volte poteva raggiungere i 40-60 membri. E poiché lungo la Sabina correva il limes, cioè il confine armato che separava il territorio longobardo dal ducato di Roma e dai territori bizantini le farae erano al tempo stesso fattori e avamposti militari, un po' come oggi, un kibbutz israeliano nei territori occupati.I rapporti non furono sempre pacifici con i Longobardi. Intorno al 592 il duca di Spoleto Ariulfo devastò l'intero territorio come rappresaglia agli attacchi alle basi longobarde in Umbria che erano partite dal territorio sabino. La guerriglia, per circa due secoli, tra il VI e il VII sec. fu un elemento endemico della vita di questo territorio. I ritrovamenti di resti di armi anche in insediamenti agricoli in questa zona lesi inumiano di come sì andasse al lavoro pronti ad ogni evenienza.E' in questo contesto che si situa la leggenda di Aginulfo, un giovane principe longobardo scacciato da Cividale del Friuli a causa di un temperamento un po' troppo irruento e che, inviato a Fara Sabina (la quale grazie alla propria posizione strategica aveva smesso il suo originario aspetto di fattoria per diventare una vera e propria fortezza), non solo pacificò la regione e sgravò i sabini dagli esosi tributi loro imposti dai duchi spoletani, ma sposò, proprio a Canneto, una fanciulla sabina, Artemia, ai piedi del millenario olivo allora venerato come una divinità naturale.Ma accanto al dominio longobardo un altro potere si stendeva sulla Sabina, quello dell'Abbazia di Farfa. Scrive nell'XI sec. Un erudito dell'epoca, l'Abate Ugo: 'Come una sola eccezione (…) nel Regno d'Italia non si trovava un monastero paragonabile a Farfa per ricchezza". Liberatosi nell’VII sec. dal controllo dei longobardi il monastero passa nel IX sec. sotto la protezione del potere imperiale. Gli abati farfensi vengono dal nord, sono tedeschi o franchi, e prima ancora che religiosi sono uomini d'azione, amministratori oculati, agricoltori che riscoprono gli antichi trattati romani d'agronomia per mettere meglio a frutto i vasti possedimenti fondiari Farfensi che giungevano fino a Roma e Civitavecchia.

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