L'ANTEFATTO STORICO
Le vicende qui descritte sono tratte per gentile concessione dal sito internet  http://www.consorteriaitalica.com/origini.asp  del giornalista e storico  sig. Aldo Quinto Lazzari, fondatore e direttore dell'Osservatorio Internazionale Food & Beverage  www.consorteriaitalica.com/chisiamo.asp

Anno 711 d.C.
Le imprese dei longobardi di Aginulfo, hublot big bang king replica la leggenda creatasi intorno alla temerarietà del ‘principe’ longobardo, affascinano la mente di Artemia, la figlia 16enne di Terenzio ( Capo dei Sabini per la zona di confine tra Ducato di Roma e Ducato di Spoleto) s’innamora di Aginulfo. L'orgoglio delle genti sabine viene umiliato da questo ulteriore affronto, e progettano un’imboscata. L’astuzia di Aginulfo non lascia spazio ai sogni di vendetta dei Sabini.
Anno 712 d.C.
Ansprando torna dalla Baviera con un nucleo di guerriglieri bavaresi e muove contro Pavia dove impera il terribile Ariperto II. Lo scontro avviene sul Ticino, e Ansprando riesce, non solo a sconfiggere i longobardi di Ariperto, ma uccide lo stesso Re facendolo annegare nel fiume. Morto il suo probabile protettore, Aginulfo si trova solo a fronteggiare i Sabini i quali, nel frattempo, si sono organizzati definitivamente in una ‘Consorteria delle corporazioni’, e decidono di porre fine ai soprusi longobardi.
Nell'Agosto del 712 Aginulfo viene ucciso in un riuscito agguato tesogli dai sabini nel piccolo villaggo di olivicoltori, poco distante da Fara, nel luogo abituale dei suoi convegni d'amore, ai piedi di un millenario olivo, mentre il cadavere dopo essere stato esposto nella piazza del villaggio di Canneto, viene portato su di un carro tirato da cavalli, davanti all'abbazia.
La vendetta longobarda sarebbe stata feroce se ad intercedere presso Adelfo, divenuto successore di Aginulfo, non si fosse mossa Artemia, la figlia del capo carismatico dei Sabini, rimasta senza il suo "amato" principe.
Adeflo, ormai 60enne, non crede più  alla forza delle armi contro i Sabini organizzati, decide di concedere la pace in cambio della mano di Artemia. La giovane Sabina accetta di sposare l'anziano capo longobardo ed offre il suo "sacrificio" in cambio della pace per il suo popolo.
Viene stilato ufficialmente un patto di amicizia tra Sabini e Longobardi. Terenzio e Adelfo, capi delle due fazioni, per lungo tempo in lotta tra loro, siedono allo stesso banchetto di un convivio pubblico, in segno di amicizia e collaborazione, e bevono nello stesso "Calice d'Oro" che era stato di Aginulfo, forse bottino di qualche saccheggio abbaziale in terra friulana. Si radunano per la festa tutte le "corporazioni" sia dei Sabini, sia dei Longobardi. Contadini, artigiani, uomini di cultura, vignaioli e pastori, mercanti, sensali, notai, pittori, decoratori, vetrai, si organizzano in "Consorteria" per tutelare i propri interessi e salvaguardare i frutti del loro lavoro e delle loro fatiche, e combattere uniti contro lo strapotere dei Signori del Ducato di Spoleto, e in parte del confinante Ducato di Roma.
Si da’ così inizio alla "Consorteria delle Arti, dei Mestieri e delle Professioni" avente tra gli scopi quello del reciproco aiuto nello svolgimento delle attività.
Muore intanto a Pavia, dopo pochi mesi di governo, il Re longobardo Ansprando, e gli succede al trono il figlio Liutprando.
Anno 713 d.C.
Liutprando invia i suoi ambasciatori a Fara per avallare il patto di amicizia Sabino-Longobardo. Alcuni rappresentanti delle corporazioni riuniti in Consorteria, guidati da un monaco, si recano a Pavia per consegnare a Liutprando un facsimile del Calice d'Oro simbolo di amicizia, di pace e di prosperità tra i due popoli.
Anno 719 d.C.
Viene stilata una carta per il governo della "Consorteria delle Arti e dei Mestieri e delle Professioni" della quale Faroaldo II sarà ritenuto il capo spirituale.
Anno 720 d.C.
Faroaldo II , artefice della rinata gloria sabina, viene ucciso dal figlio Trasmondo che avversava la Consorteria che era riuscita a dare indipendenza nel lavoro dei campi e nelle attività mercantili, artigiane, delle arti e delle professioni. Pavia manda in aiuto alla Consorteria un drappello di uomini per uccidere Trasmondo il quale fugge nel Ducato di Roma.
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